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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Acquiescenza al demansionamento – Configurabilità
07
ago
2020

La mera tolleranza del lavoratore all’attribuzione di compiti dequalificanti non costituisce acquiescenza al demansionamento.

 

Come noto, per demansionamento deve intendersi la variazione in pejus del livello professionale del lavoratore in relazione al proprio livello di inquadramento.

Detta dequalificazione si configura anche nell’ipotesi in cui le nuove mansioni assegnate al lavoratore siano formalmente equivalenti a quelle da lui precedentemente svolte, sicché deve svolgersi una ragionata ponderazione volta ad accertare che le nuove mansioni siano concretamente aderenti allo specifico livello di competenza professionale del lavoratore in modo da i) salvaguardarne il livello acquisito, ii) garantirne la valorizzazione sia delle capacità che delle conoscenze professionali, in una prospettiva dinamica di crescita professionale.

 

L’acquiescenza tacita al demansionamento è configurabile solo in presenza di un comportamento che appaia inequivocabilmente incompatibile con la volontà del soggetto ad impugnare il provvedimento di dequalificazione professionale.

 

A tal fine non può considerarsi sufficiente un atteggiamento di mera tolleranza del lavoratore come il compimento di atti resi necessari od opportuni nell’immediato dall’adozione del provvedimento, al fine di ridurne l’impatto pregiudizievole.

 

(Corte di Cassazione, ordinanza 3 agosto 2020, n. 16594)