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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Appalti non genuini – Mancata contestazione del lavoratore
24
gen
2020

Nell’ipotesi in cui i lavoratori di una società appaltatrice non contestino la regolarità e genuinità dell’appalto e continuino a svolgere regolarmente la medesima prestazione per un notevole arco di tempo, durante i quali l’appaltatore ha dato disposizioni in ordine, ad esempio, a i) l’attribuzione delle mansioni, ii) gli avanzamenti retributivi e iii) i piani ferie dei lavoratori, tale condotta ‘acquiescente’ dei lavoratori depone a favore del riconoscimento della qualità di datore di lavoro in capo all’appaltatore. 

 

Stando alla tendenza interpretativa della ‘oggettivazione del contratto’, secondo la quale ad un comportamento valutato in modo tipico deve essere attribuito il valore di vera e propria dichiarazione negoziale (Corte di Cassazione, ordinanza 7 gennaio 2015, n. 24), ove i lavoratori occupati direttamente nell’esecuzione di un appalto non contestino per un notevole arco temporale la riconducibilità del rapporto di lavoro in essere al datore di lavoro appaltatore, tale comportamento legittima a concludere che gli stessi riconoscano di fatto il proprio datore di lavoro come tale.

 

Nel caso di specie, tale lettura è confortata dal fatto che al datore di lavoro appaltatore siano state ricondotte le seguenti espressioni del potere eterodirettivo: i) attribuzione delle mansioni, ii) determinazione degli avanzamenti retributivi e iii) piani ferie dei lavoratori stessi.

 

Con riguardo alla genuinità di un contratto di appalto (o di un eventuale subappalto), è opportuno precisare, più in generale, che il giudizio di accertamento di detta genuinità è in primis condotta sui seguenti elementi:

-        individuazione del soggetto che concretamente esercita il potere direttivo e organizzativo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’esecuzione del contratto;

-        individuazione del soggetto sul quale grava il rischio di impresa;

-        titolarità della proprietà o di altro diritto che legittimi l’utilizzo degli strumenti impiegati nell’esecuzione del contratto.

 

(Tribunale di Roma, sentenza del 7ottobre 2019, n. 8200)