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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Appalto illecito: vige la responsabilità solidale
29
lug
2019

Con ordinanza 8 luglio 2019, n. 18278, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’illiceità dell’appalto privo dei necessari requisiti di ‘autonomia’ e ‘genuinità’, avendo appurato essersi realizzato un mero trasferimento di manodopera (ravvisabile allorquando i lavoratori dell’appaltatore abbiano svolto l’attività di lavoro sotto la direzione e controllo del committente e non dell’appaltatore-datore di lavoro).
La simulazione di un contratto d’appalto non ha incidenza alcuna con riguardo all’applicabilità del regime di responsabilità solidale di cui all’articolo 29, comma 2 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, in forza del quale, come noto, il committente è tenuto al pagamento i) delle retribuzioni spettanti ai lavoratori dell’appaltatore impiegati nell’esecuzione dell’appalto nonché ii) dei relativi contributi previdenziali non versati dall’appaltatore stesso e iii) delle ritenute fiscali determinate sulle anzidette retribuzioni.
La Suprema Corte ha altresì precisato che eventuali ‘pagamenti a titolo contributivo effettuati dall’appaltatore valgono a liberare il committente fino a concorrenza delle somme versate (…). Tale principio costituisce un’applicazione della regola generale di cui all’articolo 1180 del codice civile, che impone la verifica in concreto dell’avvenuta o meno integrale soddisfazione delle pretese contributive formulate dagli enti previdenziali’. Dunque, deve intendersi estinta l’obbligazione posta a carico del committente ancorché il pagamento della contribuzione sia stato effettuato dal datore di lavoro simulato, non ammettendo l’ordinamento una duplicazione dell’obbligo contributivo.
Infine, è opportuno portare in evidenza che agli enti previdenziali è riconosciuto il diritto-potere di agire nei confronti del committente per il recupero dei contributi omessi dall’appaltatore, senza che ciò escluda il diritto del lavoratore di ottenere il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato con il committente (articolo 29, comma 3-bis del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276).