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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Applicabilità alla sola lavoratrice del divieto di licenziamento per causa di matrimonio
12
dic
2018

Una pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito che non può essere considerata discriminatoria la disposizione che contempla per la sola lavoratrice il divieto di licenziamento per causa di matrimonio (escludendo dal suo ambito d’applicazione il lavoratore).

 

Con sentenza 12 novembre 2018, n. 28926, la Corte di Cassazione ha ritenuto che non costituisce trattamento disparitario l’applicazione alla sola lavoratrice della disposizione che sancisce il divieto di licenziamento a causa del matrimonio.

 

Come noto, l’articolo 35 del D.Lgs. 11 aprile 2006, n. 198 stabilisce che è nullo il licenziamento della lavoratrice a causa del matrimonio. Secondo la Suprema Corte tale norma, che non trova applicazione nei confronti di un lavoratore, non è discriminatoria perché, inserita nel codice di pari opportunità tra uomo e donna, costituisce una legittima forma di protezione accordata alla lavoratrice che abbia contratto matrimonio ed è giustificata dalla necessità di prevedere una tutela della maternità atta ad evitare che il datore di lavoro possa risolvere il rapporto di lavoro in essere a motivo della possibile maternità.

 

La Corte rintraccia la ratio della norma in esame nell’intenzione del legislatore di contrastare l’eventualità che il datore di lavoro intimi il licenziamento alla lavoratrice in concomitanza con il matrimonio appunto al fine di evitare gli effetti connessi con la maternità.

 

Dunque, l’applicazione della citata disposizione alla sola lavoratrice risponde alla necessità di approntare una forma di tutela costituzionalmente garantita ‘in ragione della costitutiva differenza della persona umana e della sua diversa vocazione generativa e relazionale nell’ambito familiare’, rinvenibile anche nel sistema di tutele previsto con riferimento al congedo di maternità, rispetto al quale il congedo di paternità svolge una funzione sussidiaria.