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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Certificazione medica e inidoneità alla mansione
14
nov
2018

La certificazione medica rilasciata dal medico competente nominato dal datore di lavoro non può prevalere sulle risultanze mediche espresse nel corso del giudizio dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice.

 

Con ordinanza 26 ottobre 2018, n. 27201, la Corte di Cassazione ha rigettato la domanda del datore di lavoro diretta a riformare il giudizio d’illegittimità espresso dal giudice di merito in relazione al licenziamento di una lavoratrice per sopravvenuta inidoneità al servizio.

 

La lavoratrice, impiegata amministrativa in prevalenza videoterminalista, è stata giudicata idonea allo svolgimento delle proprie mansioni dai consulenti nominati nei precedenti gradi di giudizio, così che sono esenti da qualsivoglia vizio logico le decisioni che hanno dichiarato illegittimo il licenziamento per manifesta insussistenza del motivo posto a suo fondamento. 

 

La Suprema Corte non ha accolto la domanda del datore di lavoro che riteneva di poter far valere, in luogo delle plurime e concordanti risultanze mediche espresse dai consulenti tecnici d’ufficio, la cartella sanitaria tenuta dal medico competente da questi nominato ai sensi dell’articolo 18, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 8 aprile 2008, n. 81  (e non prodotta nei precedenti gradi di giudizio per un asserito impedimento opposto dalle norme sulla tenuta e custodia di questa da parte del medico competente).

 

Raccolte concordanti risultanze mediche dei consulenti tecnici d’ufficio, è convincimento della Corte che ‘non assume alcuna decisività la circostanza attinente alla produzione o mancata produzione della cartella del medico aziendale, essendo la stessa inidonea a modificare l’esito del giudizio’; è in sostanza, e ragionevolmente, sancita l’impossibilità per la certificazione medica rilasciata dal medico competente di ‘superare’ risultanze discordi espresse da più consulenti tecnici d’ufficio nominati dal giudice di merito.