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POSTATO DA Arlati Ghislandi
TAG: MOBBING
Configurazione di condotte vessatorie e di un contesto ‘mobizzante’ - Elementi essenziali
17
mag
2019

È fondato il convincimento del giudice di merito secondo cui, nonostante l’accertamento di un episodio ingiurioso grave, non costituiscono condotta mobizzante, ad esempio, il cambio di stanza del lavoratore, le ripetute attese per conferire con il superiore e l’omessa convocazione per direttive.

 

Con ordinanza 10 aprile 2019, n. 10043, la Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza del lavoratore volta ad ottenere il riconoscimento di un danno non patrimoniale derivante dalla volontà vessatoria del superiore gerarchico che avrebbe realizzato condotte ispirate da intento persecutorio e discriminatorio.

 

La Suprema Corte ha ritenuto di non poter individuare un contesto ‘mobizzante’, nonostante il giudice di merito abbia accertato la fondatezza di un unico episodio ingiurioso ‘riscontrandone il nesso causale con l’invalidità temporanea assoluta della durata di sessanta giorni, e con la successiva invalidità parziale temporanea della durata di 90 giorni puntualmente riscontrate dalla C.T.U. medico legale acquisita agli atti del processo’. Più precisamente, il giudice di merito ha condannato il superiore gerarchico per aver insultato in una sola dimostrata occasione il lavoratore in presenza di altri colleghi, abusando del proprio ruolo e funzione, rendendosi altresì responsabile per la violazione dell’obbligo di protezione dell’integrità psico-fisica del lavoratore.

 

Non è stato rilevato vizio alcuno logico-argomentativo circa il fatto che il cambio di stanza, le attese per essere ricevuto dal superiore e l’omessa convocazione per essere messo a parte di direttive e linee di indirizzo per la conduzione dell’ufficio non costituiscano elementi idonei ad integrare gli estremi di un intento persecutorio, potendo essere giustificati da necessità derivanti dall’espletamento del servizio. In tal senso, il giudice di merito non ha infatti mancato di considerare e ponderare alcun ‘fatto storico’ decisivo (documentale o testimoniale) tra quelli dedotti in giudizio dal ricorrente.