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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Controllo delle modalità di utilizzo del PC e legittimità del licenziamento disciplinare
31
mag
2018

Con sentenza 28 maggio 2018, n. 13266, la Corte di Cassazione ha giudicato legittimo il licenziamento disciplinare irrogato ad un lavoratore alla luce di condotte che hanno realizzato la violazione di obblighi contrattuali e che sono state rilevate dal datore di lavoro mediante controlli effettuati successivamente alle condotte medesime.

Il lavoratore, che ha violato le direttive aziendali impartite dal datore di lavoro in ordine al corretto impiego del personal computer (utilizzato impropriamente con video games, sì da determinare un danno economico e d’immagine per il datore di lavoro stesso), ha lamentato la violazione delle tutele per la dignità e la riservatezza previste dall’articolo 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 in materia di controlli a distanza.

Tale interpretazione non è stata accolta dalla Suprema Corte, secondo la quale è legittimo il licenziamento disciplinare fondato su elementi raccolti mediante verifiche dirette e volte ad accertare la correttezza dei comportamento del lavoratore specie quando dette verifiche sono state svolte successivamente alla violazione degli obblighi contrattuali, cioè quando gli elementi emersi hanno indotto il datore di lavoro ad effettuare un’indagine retrospettiva, che necessariamente prescinde dalla pura sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa.

In tal caso, deve escludersi la violazione delle garanzie stabilite dal già richiamato articolo 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, poiché il controllo è stato condotto ex post al fine esclusivo di accertare mancanze specifiche del lavoratore nell’utilizzo del computer.