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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Demansionamento e cessione di azienda
03
giu
2021

Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro (cedente) adibisca il lavoratore a mansioni afferenti a un livello di inquadramento inferiore e che quest'ultimo, a seguito di un trasferimento del ramo d’azienda, continui a prestare la medesima attività lavorativa alle dipendenze di un nuovo e diverso datore di lavoro (cessionario), il datore di lavoro cedente non può essere ritenuto responsabile per il periodo di demansionamento protrattosi dopo il trasferimento del ramo d’azienda (art. 2103 del codice civile).

 

Tale principio trova applicazione anche nell’ipotesi in cui sia stata riconosciuta giudizialmente l’illegittimità e inefficacia del trasferimento del ramo di azienda.

Secondo la Corte di Cassazione ‘in caso di invalidità del trasferimento di azienda accertata giudizialmente, il rapporto di lavoro permane con il cedente e se ne instaura, in via di fatto, uno nuovo e diverso con il soggetto già, e non più, cessionario, alle cui dipendenze il lavoratore abbia materialmente continuato a lavorare, dal quale derivano effetti giuridici e, in particolare, la nascita degli obblighi gravanti su qualsiasi datore di lavoro che utilizzi la prestazione lavorativa nell’ambito della propria organizzazione imprenditoriale; ne consegue che la responsabilità per violazione dell’art. 2103 del codice civile deve essere imputata a quest’ultimo e non anche al cedente’.

 

(Corte di Cassazione, ordinanza 20 maggio 2021, n. 13787 e Corte di Cassazione 7 agosto 2019, n. 21161)