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POSTATO DA Arlati Ghislandi
E’ legittima la concordata variazione del periodo di preavviso se al lavoratore è riconosciuto un congruo compenso
27
set
2018

Con sentenza 18 luglio 2018, n. 19080, la Corte di Cassazione ha confermato un proprio consolidato orientamento secondo il quale le parti possono stabilire di comune accordo una diversa durata del periodo di preavviso rispetto alla durata legale o a quella prevista dalla disciplina del contratto collettivo di lavoro applicato, purché il lavoratore ottenga per tale deroga un beneficio economico o di carriera.

 

L’autonomia delle parti non può infatti stabilire una variazione della durata del periodo di preavviso per le dimissioni presentate dal lavoratore senza che a questi sia attribuito un congruo beneficio economico o di carriera; è dunque insostenibile l’interpretazione che esclude la necessità di un corrispettivo ai fini della validità della pattuizione in esame ‘sulla base di una ritenuta, e peraltro insussistente, condizione oggettiva di reciproco vantaggio per i soggetti contraenti’.   

 

E’ opportuno considerare come il preavviso costituisca una condizione di liceità del recesso, la cui inosservanza è sanzionata dall’obbligo di corrispondere da parte del recedente un’indennità sostitutiva; pertanto, esso non può essere preventivamente escluso dalla volontà delle parti né essere limitato nella sua durata rispetto a quella fissata dalla contrattazione collettiva’. 

 

Ad esempio, una pattuizione che prolunghi il periodo di preavviso può bilanciare opportunamente gli interessi delle parti, giovando al datore di lavoro (quando non sia agevole sostituire il lavoratore) e, al contempo, al lavoratore (al quale è riconosciuto un corrispettivo in forma di miglioramenti retributivi e di carriera); ‘la durata legale o contrattuale del preavviso è dunque derogabile dall’autonomia individuale in relazione a finalità meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico, quale quella per il datore di garantirsi nel tempo la collaborazione di un lavoratore particolarmente qualificato, sottraendolo alle lusinghe della concorrenza, mediante l’attribuzione al dipendente di ulteriori benefici economici e di carriera in funzione corrispettiva del vincolo assunto dal dipendente circa la limitazione della facoltà di recesso assicurandone l’esercizio ad un più lungo periodo di preavviso’ (Corte di Cassazione, sentenza 15 settembre 2016, n. 18122).

 

Vale altresì il principio in forza del quale deve essere ritenuta valida la clausola del contratto individuale che prevede un termine di preavviso per le dimissioni più lungo rispetto a quello stabilito per il licenziamento, sempre che tale facoltà di deroga sia prevista dal contratto collettivo ed il lavoratore riceva, quale corrispettivo per il maggior termine, un congruo compenso.