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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Elementi essenziali dell’atto transattivo e violenza morale
07
mag
2019

E’ annullabile l’atto transattivo sottoscritto dal datore di lavoro e dal lavoratore ove sia rilevato un vizio invalidante il consenso. A nulla rileva, la sproporzione tra le reciproche concessioni ove si accerti che il consenso sia stato espresso consapevolmente con la rituale presenza (e assistenza) del rappresentante sindacale.

 

Con riguardo alla nullità o annullamento del verbale di accordo sindacale transattivo, la Corte di Cassazione ha confermato un proprio risalente orientamento, precisando che ‘in materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, le rinunce e le transazioni (…) contenute in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali - della quale non ha valore equipollente quella fornita da un legale - sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura’ (sentenza 1 aprile 2019, n. 9006).

 

Quanto sopra, a condizione che dall’atto sia possibile evincere i) la questione controversa oggetto della lite e ii) le reciproche concessioni delle parti poste a fondamento dell’atto transattivo di cui all’articolo 1965 del codice civile.

 

La transazione può produrre effetti tra le parti quando in essa siano dedotti gli elementi essenziali del negozio, ‘e quindi, la comune volontà delle parti di comporre una controversia in atto o prevista’. Deve dunque essere individuata puntualmente la res dubia, cioè la materia (incerta) oggetto del contrasto insorto tra il datore di lavoro e il lavoratore nonché le relative pretese giuridiche e il nuovo regolamento di interessi, raggiunto con reciproche concessioni.

 

Valutati tali elementi essenziali, il giudice resta estraneo ad un giudizio di congruità delle  determinazioni che le parti hanno dedotto nella scrittura, accettando senza riserve la reale volontà delle parti.

 

La transazione è annullabile nel caso in cui una parte minacci l’altra al fine di estorcere la dichiarazione negoziale.