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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Esclusione dal reddito di lavoro dipendente delle indennità di trasferta
28
giu
2018

Una recente pronuncia della Suprema Corte ha accolto il ricorso del datore di lavoro relativamente all’opposizione ad una cartella di pagamento dell’INPS che pretendeva il pagamento della contribuzione determinata sul 50 per cento delle somme corrisposte a titolo di ‘trasferta’

 

Con ordinanza 20 giugno 2018, n. 16263, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del datore di lavoro che, in opposizione ad una cartella di pagamento della contribuzione pretesa dall’INPS, ha ritenuto applicabile ai lavoratori in trasferta il regime di cui all’articolo 51, comma 5 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) in luogo, come invece ritenuto dall’organo di vigilanza dell’Istituto, dell’articolo 51, comma 6 del medesimo decreto.

 

Come noto, l’articolo 51, comma 6 del TUIR prevede che le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità, concorrono a formare il reddito nella misura del 50 per cento del loro ammontare. Alla luce di tale disposizione e della qualificazione di ‘trasfertisti’ attribuita ai lavoratori, l’organo di vigilanza dell’INPS ha preteso il pagamento della contribuzione calcolata sugli importi corrisposti ai lavoratori con la voce ‘trasferta’.

 

Diversamente, il datore di lavoro ha invocato l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente delle indennità corrisposte per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale ai sensi del citato articolo 51, comma 5 del TUIR (nel rispetto dunque del limite giornaliero di esenzione di € 46,48 per le trasferte effettuate in Italia, al netto delle spese di viaggio e di trasporto).

 

La Suprema Corte, richiamando quanto disposto dall’articolo 7-quinquies del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193 (norma di interpretazione autentica, con effetto retroattivo, dell’articolo 51, comma 5 del TUIR), ha accolto l’opposizione promossa dal datore di lavoro alla cartella di pagamento in ragione dell’accertata mancanza dei requisiti che la testé citata disposizione individua ai fini della qualificazione dei lavoratori come ‘trasfertisti’ (e, quindi, dell’applicazione del regime di cui al già richiamato articolo 51, comma 6 del TUIR) e di seguito elencati:

1)    mancata indicazione della sede di lavoro nel contratto individuale di lavoro;

2)    svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità del lavoratore;

3)    la corresponsione al lavoratore di un’indennità (o maggiorazione di retribuzione) in misura fissa in relazione alla necessità che l’attività di lavoro sia svolta in luoghi sempre variabili e diversi.

 

E’ peraltro opportuno precisare che, ai fini dell’applicazione del più volte citato articolo 51, comma 5 del TUIR:

-        assume rilievo il fatto che dette indennità non siano state corrisposte in caso di trasferte nell’ambito del territorio comunale così come nel caso di assenza per i) malattia, ii) ferie e iii) permessi;

-        a nulla rileva ai fini dell’individuazione del regime impositivo applicabile il fatto che dette indennità di trasferta siano state corrisposte dal datore di lavoro con carattere di continuità (in tal senso, il riferimento è rivolto al principio interpretativo sancito dalla Suprema Corte a Sezioni Unite con sentenza 25 novembre 2017, n. 27093).