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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Ferie retribuite e ‘lavoro agile’
04
mag
2020

È illegittimo il rifiuto del datore di lavoro di far svolgere le mansioni del lavoratore in modalità agile (ove ne ricorrano le condizioni), ‘obbligandolo’ a scegliere tra la sospensione non retribuita del rapporto di lavoro e il godimento forzato di ferie non ancora maturate.

 

Durante l’attuale periodo di emergenza sanitaria sono stati adottati numerosi provvedimenti che, al fine di contenere la diffusione epidemiologica da COVID-19, hanno ripetutamente raccomandato il ricorso al ‘lavoro agile’.

Inoltre, lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile è stato considerato;

-        prioritario con riferimento ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa (articolo 39, comma 2 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito in legge, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27);

-        quale modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella pubblica amministrazione (articolo 87 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18).

 

In particolare, l’articolo 1, comma 1, lettera hh) del D.P.C.M. 10 aprile 2020 - più recentemente superato dall’articolo 1, comma 1, lettera hh) del D.P.C.M. 26 aprile 2020 - deve essere inteso nel senso che, laddove il datore di lavoro sia nelle condizioni di organizzare l’attività di lavoro secondo le modalità del ‘lavoro agile’, il ricorso alle ferie non può essere indiscriminato, ingiustificato o penalizzante, specialmente nei confronti di lavoratori che, per le precarie ragioni di salute, vantino un titolo di priorità per l’accesso al ‘lavoro agile’.

 

L’imposizione delle ferie al lavoratore, specie ove non ancora maturate, non ha alcun fondamento normativo e vìola il principio generale secondo cui le ferie - effettivamente maturate - sono finalizzate a compensare annualmente il lavoro svolto dal lavoratore con periodi di riposo, consentendogli il recupero delle energie psico-fisiche e la cura delle relazioni affettive e sociali.

 

In sede giudiziale, il datore di lavoro potrebbe essere obbligato a disporre che il lavoratore svolga la propria attività in modalità di ‘lavoro agile’, specie se ai lavoratori subordinati del reparto al quale il lavoratore è stato adibito sia già stata riconosciuta l’opportunità di ricorrere al ‘lavoro agile’.

 

(Tribunale di Grosseto, ordinanza 23 aprile 2020)