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POSTATO DA Arlati Ghislandi
I ‘buoni mobilità’ rientrano tra i fringe benefits
11
set
2020

Con risposta ad interpello 31 agosto 2020, n. 293, l’Agenzia delle Entrate (AdE) ha reso noto che i ‘buoni mobilità’ rientrano nel novero dei fringe benefits corrisposti dal datore di lavoro al lavoratore e, quindi, non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente entro il limite annuo di € 258,23; per l’anno d’imposta 2020 detto limite è stato elevato ad € 516,46 (articolo 112 del D.L. 14 agosto 2020, n. 104).

 

Per ‘buono mobilità’ deve intendersi un voucher prepagato o un incentivo economico finalizzato ‘all’acquisto di beni e servizi connessi allo sviluppo di forme di mobilità sostenibile quali biciclette, abbonamenti di car sharing o bike sharing, titoli di viaggio sul traposto pubblico locale, contribuzioni per l’abbattimento del costo annuale dell’abbonamento al trasporto pubblico locale’ utilizzabili per il normale tragitto di andata (e ritorno) dall’abitazione al luogo di lavoro (D.M. 20 luglio 2016, n. 208).

 

Secondo l’Agenzia, detto incentivo non è riconducibile alle previsioni di cui agli articoli 51, comma 2, lettera d) e 51, comma 2, lettera d-bis del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), che disciplinano due ipotesi di prestazioni non soggette a tassazione. In particolare, e come noto, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente:

a)    le prestazioni di servizi di trasporto collettivo riconosciute dal datore di lavoro alla generalità dei lavoratori o a categorie degli stessi, anche se affidate a terzi, ivi compresi gli esercenti servizi pubblici (articolo 51, comma 2, lettera d) del TUIR). Le eventuali indennità sostitutive del servizio di trasporto, invece, sono da assoggettare interamente a tassazione (AdE, circolare n. 326/1997);

b)    le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro alla generalità dei lavoratori o a categorie degli stessi nonché le spese sostenute dal datore, volontariamente, o in conformità a disposizioni del contratto collettivo o di un accordo o regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasposto pubblico locale, regionale e interregionale, per il lavoratore o per i di lui familiari (articolo 51, comma 2, lettera d-bis). Non concorrono altresì alla formazione del reddito di lavoro dipendente, la concessione, da parte del datore di lavoro, di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o di somme erogate per l’acquisto di tali abbonamenti o a titolo di rimborso della relativa spesa (AdE, circolare 29 marzo 2018, n. 5/E).

 

Secondo l’AdE il ‘buono mobilità’ deve essere ricondotto all’ambito di applicazione dell’articolo 51, comma 3, ultimo periodo del TUIR, ai sensi del quale ‘non concorre a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore nel periodo d’imposta ad € 258,23; se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito’. Come sopra accennato, detto limite reddituale è stato elevato ad € 516,46 per il solo anno d’imposta 2020.