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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Il licenziamento del dirigente è disciplinare se basato su valutazioni soggettive
09
lug
2018

Il licenziamento intimato al dirigente è necessariamente qualificato come ‘disciplinare’ quando riconducibile, anche solo in parte, ad una condotta colpevole in senso lato del lavoratore e tale da pregiudicare il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

 

Con sentenza 5 luglio 2018, n. 17676, la Corte di Cassazione ha ribadito un proprio consolidato orientamento, in forza del quale il licenziamento intimato al lavoratore ‘dirigente’ in ragione della condotta da questo realizzata nello svolgimento delle funzioni assegnate non può che avere natura disciplinare.

 

Tale assunto implica che il licenziamento intimato al dirigente alla luce di valutazioni svolte dal datore di lavoro con riguardo alle modalità con cui questi ha svolto le funzioni assegnategli deve essere necessariamente preceduto dalla procedura di contestazione disciplinare di cui all’articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300; diversamente, il licenziamento è ingiustificato per mancata contestazione dell’addebito.

 

Le garanzie procedimentali stabilite dal richiamato articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 – che trovano pacificamente applicazione anche nei confronti del dirigente – devono essere garantite dal datore di lavoro sia che al lavoratore si addebiti un comportamento negligente, o colpevole in senso lato, sia se alla base del recesso siano poste condotte suscettibili di pregiudicare il rapporto di fiducia tra le parti.

 

L’omessa osservanza della procedura di contestazione disciplinare impedisce la possibilità di valutare le condotte causative del recesso.

 

Nel caso di specie, avendo il datore di lavoro dedotto nella lettera di licenziamento l’espressione secondo cui ‘la risoluzione del rapporto è determinata dalle criticità gestionali relative allo svolgimento del ruolo manageriale affidato e all’impossibilità di individuare ulteriori ambiti lavorativi adeguati’, è emersa con inequivocabile evidenza la natura disciplinare del provvedimento estromissorio, ritenuto pertanto dal giudice di merito ‘ingiustificato’ a motivo della mancata applicazione del già richiamato articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300.