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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Il potere direttivo esercitato attraverso strumenti informatici
17
dic
2019

Gli strumenti informatici possono costituire un mezzo idoneo attraverso il quale esercitare il potere di eterodirezione sul lavoratore subordinato. In particolare, le modalità di utilizzo di strumenti informatici da parte del committente nei confronti dei lavoratori dell’appaltatore possono compromettere la genuinità del contratto d’appalto e determinare la costituzione del rapporto di lavoro in capo al committente stesso.

 

Nel corso d’esecuzione di un contratto d’appalto stipulato da un appaltatore la cui organizzazione del lavoro è caratterizzata da un elevato grado di automazione (garantito dall’utilizzo di apparati e sistemi tecnologicamente avanzati), il vincolo di subordinazione dei lavoratori impiegati dall’appaltatore può essere riferito al committente laddove sia questi a determinare in maniera stringente l’organizzazione del lavoro mediante il ricorso a strumenti e dispositivi informatici.

 

Infatti, un sistema informatico può costituire un mezzo idoneo attraverso il quale un datore di lavoro esercita un potere di eterodirezione sui lavoratori, specie quando l’attività svolta richieda un intenso apporto di lavoro (labour intensive).

 

Più precisamente, un contratto d’appalto non può essere ritenuto genuino quando l’organizzazione del lavoro sia automatizzato e le direttive siano impartite ai lavoratori dell’appaltatore (e dell’eventuale subappaltatore) per il tramite di un dispositivo mobile che risulti essere nella piena ed esclusiva disponibilità del solo committente. 

 

In tale ipotesi, tra il committente e i lavoratori dell’appaltatore è instaurata de facto una ‘relazione informatizzata’, che lascia al datore di lavoro appaltatore (apparente) una funzione residuale di controllo e intervento, determinando la non genuinità del contratto d’appalto e la costituzione del rapporto di lavoro in capo al committente stesso.