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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Il prolungamento della pausa pranzo può integrare un legittimo licenziamento
30
ago
2019

La condotta del lavoratore che si intrattiene in pausa pranzo oltre l’orario consentito, confidando che il datore di lavoro non rilevi l’assenza ingiustificata costituisce un grave inadempimento che può integrare il legittimo licenziamento.

 

Con sentenza del 22 agosto 2019, n. 21628, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore che si è intrattenuto per due giorni consecutivi in pausa pranzo oltre l’orario consentito, non adempiendo ai compiti affidati e connaturati alle proprie mansioni e lasciando incustoditi in luogo pubblico sia i documenti assegnatigli che il mezzo in dotazione.

 

Secondo la Corte, la condotta del lavoratore finalizzata ad eludere intenzionalmente i propri obblighi, confidando in ‘un’apparente regolarità lavorativa’, è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro, in quanto irrimediabilmente lesiva della fiducia del datore di lavoro.

 

L’elemento intenzionale particolarmente intenso della condotta elusiva del lavoratore connota un disvalore maggiore rispetto all’assenza ingiustificata dal lavoro, in relazione alla quale la disciplina contrattuale contempla la sola sanzione conservativa. In tal caso, infatti, la condotta del lavoratore, seppur scorretta, è ‘immediatamente percepibile dal datore di lavoro’ il quale, quindi, può prendere opportuni provvedimenti per riorganizzare il lavoro.

 

Peraltro, il licenziamento del lavoratore che ha arbitrariamente prolungato la pausa pranzo è stato ritenuto legittimo poiché con riferimento a tale condotta il contratto collettivo di lavoro applicabile non collega espressamente una sanzione conservativa.

 

Inoltre, ai fini del convincimento della Suprema Corte, ha assunto decisivo rilievo il fatto che l’inadempimento del lavoratore è stato notato dalla collettività. Infatti, il licenziamento è stato irrogato a seguito di indagini effettuate dal datore di lavoro alla luce di un esposto presentato alle Autorità locali dagli abitanti della zona.

 

Occorre rilevare che non è la prima volta che i Giudici di legittimità e di merito tengono in considerazione gli effetti che la condotta di un lavoratore determina sull’immagine del datore di lavoro, sovente rilevati e ‘amplificati’ dalla collettività tramite social network.