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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Illegittimità del licenziamento del lavoratore che si rifiuti di trasformare il rapporto a tempo pieno
27
apr
2018

Con ordinanza 26 aprile 2018, n. 2018, n. 10142, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di una lavoratrice a tempo parziale che non ha accolto l’invito del datore di lavoro a trasformare il rapporto di lavoro a tempo pieno per ragioni organizzative.

La disciplina vigente prevede infatti che l’individuazione dell’orario di lavoro e della sua collocazione forma oggetto del consenso tra il datore di lavoro e il lavoratore ed eventuali modificazioni di tale elemento contrattuale non possono essere operate unilateralmente, ma solo previo espresso e formale consenso tra le parti.

Inoltre, l’articolo 6, comma 8 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 stabilisce che ‘il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce giustificato motivo di licenziamento’.

Nel contratto di lavoro a tempo parziale, l’orario di lavoro è un ‘elemento qualificante della prestazione oggetto del contratto (…), sicché la variazione, in aumento o in diminuzione, del monte ore pattuito, costituisce una novazione oggettiva dell’intesa negoziale inizialmente concordata’.

Dunque, la modificazione dell’orario di lavoro (anche se con riferimento alla sola sua collocazione temporale) richiede una rinnovata manifestazione di volontà del lavoratore e i) non è desumibile per fatti concludenti, ii) non può essere attuata per disposizione di un contratto collettivo di lavoro così come iii) per l’attuazione di modifiche organizzative dell’impresa.

Quanto sopra trova applicazione con riferimento sia al licenziamento individuale che collettivo.