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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Inapplicabilità delle tutele previste per il whistleblower al segnalante ‘provocatore’
27
lug
2018

Non può trovare applicazione il regime di tutela previsto per il lavoratore che segnali un illecito (whistleblower) quando questo sia stato ‘provocato’ dal medesimo segnalante, peraltro, a tal motivo, resosi a sua volta responsabile di una condotta illecita.

 

Con sentenza 21 maggio 2018, n. 35792, la Suprema Corte ha stabilito che non può trovare applicazione la disciplina vigente posta a tutela del lavoratore che abbia segnalato un illecito (‘whistleblower’) nel caso in cui il lavoratore stesso abbia realizzato una condotta di ‘agente provocatore’, inserendosi, ‘con rilevanza causale, nell’iter criminis’ ed intervenendo direttamente affinché si realizzasse l’illecito in seguito segnalato.

 

Nel caso di specie, un lavoratore della Pubblica Amministrazione si è introdotto, al fine di dimostrarne la vulnerabilità, in un sistema informatico, utilizzando credenziali di un altro lavoratore (carpite illecitamente) per elaborare un falso documento, cancellato subito dopo la sua compilazione e formazione.

 

La Suprema Corte ha ritenuto che nel caso di specie non possa trovare applicazione il disposto di cui all’articolo 54-bis del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, recante appunto norme a tutela del dipendente pubblico che segnali illeciti. Tale disposizione intende infatti tutelare il lavoratore che segnali un illecito di cui è venuto a conoscenza nel corso dello svolgimento della propria attività ‘in modo indiretto e marginale’, cioè osservando i fatti ovvero venendone a conoscenza a motivo di un’attività di controllo svolta o di contenimento di azioni illecite d’altri.

 

L’illecito ricorso a credenziali d’accesso ad un sistema informatico protetto preclude dunque l’applicabilità del citato articolo 54-bis del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

 

Tale indirizzo giurisprudenziale può applicarsi, pur con i debiti ‘adattamenti’, anche alla disciplina di cui all’articolo 6, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 che garantisce uno status giuridico di favore nei confronti dei lavoratori che abbiano presentato ‘a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti (…) e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’ente, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte’