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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Indebita fruizione dei permessi per assistenza ad un congiunto disabile – Legittimità del licenziamento
26
mar
2019

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che in costanza dei permessi per assistenza ad un congiunto disabile si sia dedicato ad altre attività. In particolare, non è violato il diritto alla riservatezza del lavoratore nel caso in cui le prove dell’indebita fruizione dei permessi siano state raccolte da un’agenzia investigativa.

 

E’ legittimo il licenziamento irrogato nei confronti del lavoratore per un’indebita fruizione dei permessi (orari o giornalieri) riconosciuti ai sensi dell’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 per prestare assistenza ad un congiunto disabile in situazione di gravità anche quando gli elementi probatori di detta indebita fruizione siano stati raccolti da un’agenzia di investigazione.

 

La Corte di Cassazione ha ritenuto utilizzabile l’esito dell’attività investigativa nonché delle dichiarazioni testimoniali rese dagli investigatori stessi in quanto tale attività di controllo non ha riguardato la prestazione di lavoro ed è stata svolta al di fuori dell’orario di lavoro in una fase di sospensione dell’obbligazione principale, non costituendo dunque violazione alcuna del principio di libertà e riservatezza del lavoratore (sentenza 18 febbraio 2019, n. 4670).

 

Infatti, ‘i controlli demandati dal datore di lavoro ad agenzie investigative, riguardanti l’attività lavorativa del prestatore svolta anche al di fuori dei locali aziendali, non sono preclusi (…) laddove non riguardino l’adempimento della prestazione lavorativa, ma siano finalizzati a verificare comportamenti che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti od integrare attività fraudolente, fonti di danno per il datore di lavoro medesimo’.

 

Il datore di lavoro può dunque ‘decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, anche occulto’, dal momento che il lavoratore è tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro ed ‘è stato in particolare ritenuto legittimo tale controllo durante i periodi di sospensione del rapporto al fine di consentire al datore di lavoro di prendere conoscenza di comportamenti del lavoratore, che, pur estranei allo svolgimento dell’attività lavorativa, siano rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro, che permane nonostante la sospensione’.

 

Nel caso di specie è stato provato che il lavoratore si è avvalso dei periodi di permesso non per prestare assistenza e cura al congiunto disabile, ma per svolgere altra attività, integrando così l’ipotesi di abuso di diritto:

-        risultata lesiva della buona fede riposta dal datore di lavoro;

-        e lo ‘sviamento dell’intervento assistenziale’, da cui consegue l’indebita percezione dell’indennità erogata dall’Ente di previdenza.