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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Infortunio del lavoratore irregolare – Interdizione dall’attività
08
ott
2019

Nell’ipotesi di grave infortunio occorso ad un lavoratore irregolare, il datore di lavoro incorre nell’applicazione delle norme stabilite in tema di responsabilità amministrativa dell’ente, per effetto delle quali può anche essere disposta l’interdizione dell’esercizio dell’attività fino a sei mesi. 

 

Con sentenza 9 agosto 2019, n. 35934, la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di condanna pronunciate dai giudici di merito nei precedenti gradi di giudizio, precisando che, ferma restando la responsabilità penale del datore di lavoro (titolare della posizione di garanzia) stabilita dall’articolo 590 del codice penale, nell’ipotesi in cui l’infortunio occorso al lavoratore irregolare abbia provocato una lesione grave in violazione delle norme in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’ente incorre nella responsabilità amministrativa, che comporta l’irrogazione di:

a)    una sanzione pecuniaria;

b)    una sanzione interdittiva dall’esercizio dell’attività per una durata non superiore a sei mesi (articoli 9, comma 2 e 25 septies, comma 3 del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231) nel caso di condanna per il delitto di cui al citato articolo 590, comma 3 del codice penale.

 

Non avendo attuato un modello organizzativo e di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro che fosse idoneo a prevenire la commissione del reato di lesioni gravi in materia prevenzionistica (articolo 30m del D.Lgs. 8 aprile 2001, n. 81), il datore di lavoro è dunque incorso nella violazione delle norme stabilite in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

 

Alla luce del disposto di cui all’articolo 39 del richiamato D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (in forza del quale ‘l’ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo), la Suprema Corte ha altresì rilevato l’incompatibilità dell’avvocato difensore del datore di lavoro; infatti, ‘in tema di responsabilità da reato degli enti, (…) il rappresentante legale indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere, a causa di tale condizione di incompatibilità, alla nomina del difensore dell’ente, per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dall’articolo 39 del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231’.