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POSTATO DA Arlati Ghislandi
INL e i “lavoratori notturni” dell’anno 2020
30
nov
2020

Pare qui di seguito utile rappresentare l’interpretazione dell’Ispettorato che, partendo dalla fonte normativa principale costituita dall’ art. 1, comma 2, del DLgs n. 66/2003 relativa alla definizione stessa di “periodo notturno”, riguardo la necessità di correlare la stessa rispetto alla previsione del Contratto Collettivo Nazionale utilizzato dal Datore di Lavoro.

 

Ancora più interessante il parere dell’Ispettorato proprio durante il periodo straordinario dell’emergenza epidemiologica e delle regole di distanziamento che si è imposto il Datore di Lavoro in ossequio ai protocolli di sicurezza, anche in ragione del fatto che molti di essi hanno scelto di modificare l’organizzazione estendendo l’orario lavorabile pur di salvaguardare la produzione.

 

Come noto il DLgs 66/2003 che aveva riformato dando un nuovo ordine all’orario di lavoro in Italia, recependo le indicazioni UE a riguardo e integrando un’ampia delega alla contrattazione collettiva anche riguardo il dimensionamento specifico della prestazione durante il lavoro notturno.

La facoltà di recepire e regolare le previsioni di norma deve essere espressa con il criterio della “ripetizione” a patto che questa risulti completa e sostitutiva delle linee guida disposte dalla Legge.   

 

In questo senso diventa dirimente il nesso tra regolamentazione contrattuale collettiva che fissa sia del numero delle ore giornaliere di lavoro da effettuarsi durante il periodo notturno, sia il numero delle giornate necessarie per rientrare nella categoria di “lavoratore notturno”.

 

In ragione di quanto sopra, laddove la contrattazione collettiva non individui in modo esplicito però altre indicazioni rispetto alla durata della prestazione in termini annuale e pertanto non crei un nuovo criterio di specialità rispetto alla particolarità del comparto ove l’azienda opera non si realizza una corretta ripetizione della norma e quindi nello specifico  la valutazione della prestazione come “notturna” dovrà essere direttamente rinviata alla previsione di Legge consistente nella misura di tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero durante il periodo notturno per almeno ottanta giorni lavorativi all’anno.