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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Invito a riprendere servizio dopo il reintegro e contestuale distacco (o trasferimento)
26
apr
2018

Con sentenza del 13 aprile 2018, n. 9224, la Corte di Cassazione ha sancito la legittimità del licenziamento irrogato ai sensi dell’articolo 18, comma 5 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 nei confronti del lavoratore che, giusta la sentenza di reintegrazione nel posto di lavoro, non ha ripreso servizio entro il trentesimo giorno dall’invito formulato dal datore di lavoro che, contestualmente a detto invito, aveva disposto il distacco all’estero del lavoratore stesso.

Fermo restando che il ripristino della posizione del lavoratore reintegrato deve avvenire nel luogo e con l’affidamento delle mansioni originarie, il datore di lavoro ha comunque facoltà di conformare la prestazione del lavoratore alle mutevoli esigenze organizzative e produttive (ius variandi). In particolare, sussistendo le ragioni di natura tecnica, organizzativa, produttiva o sostitutiva, il datore di lavoro può disporre l’immediato trasferimento o l’invio in regime di distacco del lavoratore reintegrato.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha portato in luce che il lavoratore avrebbe dovuto riprendere il servizio presentandosi presso la sede di lavoro, dichiarando la propria disponibilità ad offrire la prestazione di lavoro e solo successivamente eccepire la legittimità del trasferimento o del distacco.

Il licenziamento irrogato ai sensi dell’allora vigente articolo 18, comma 5 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 è dunque legittimo, a prescindere dal fatto che il lavoratore non potesse essere distaccato in uno Stato non comunitario:

-        per la mancanza di un passaporto in corso di validità;

-        senza il suo espresso consenso, in quanto titolare dei permessi di cui alla Legge 5 febbraio 1992, n. 104;

-        per la mancanza del provvedimento ministeriale d’autorizzazione al distacco.