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POSTATO DA Arlati Ghislandi
L’immediatezza del licenziamento disciplinare
25
gen
2019

E’ illegittimo il licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore - già coinvolto in un procedimento penale – in violazione dell’obbligo di immediata contestazione, poiché lesivo dell’affidamento del lavoratore e del suo diritto di difesa.

 

Con sentenza 15 novembre 2018, n. 29398, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare irrogato ad un lavoratore (già coinvolto in un procedimento penale) in violazione dell’obbligo d’immediata contestazione, posto a tutela sia dell’affidamento del lavoratore e che del suo effettivo esercizio del diritto di difesa.

 

Secondo la Suprema Corte, ‘il differimento dell’incolpazione è giustificato soltanto dalla necessità, per il datore di lavoro, di acquisire conoscenza della riferibilità dei fatti, nelle linee essenziali, al lavoratore e non anche dall’integrale accertamento degli stessi’.

 

Un consolidato orientamento giurisprudenziale afferma che quando tra la contestazione del fatto e l’esercizio del potere disciplinare intercorra un lasso di tempo rilevante, la tempestività è appunto valutata con riferimento al tempo necessario al datore di lavoro ai fini dell’acquisizione di elementi che riconducano il fatto nelle sue linee essenziali al lavoratore; in tal senso, non può assumere rilievo alcuno la denuncia penale o la pendenza di un procedimento penale, poiché detti procedimenti sono assolutamente autonomi rispetto al procedimento disciplinare avviato dal datore di lavoro.

 

Infatti, l’eventuale accertamento che attesti l’irrilevanza penale della condotta ascritta al lavoratore non comporta necessariamente il venire meno di un disvalore tale da determinare, in sede disciplinare, l’irrogazione di una sanzione (anche estromissiva) da parte del datore di lavoro.

 

Dunque, il provvedimento di sospensione del lavoratore adottato dal datore di lavoro sottoposto a procedimento penale non può essere differito sino a quando detto procedimento non sia concluso.

 

Inoltre, il principio di non colpevolezza sino a condanna definitiva non può trovare applicazione con riguardo al licenziamento disciplinare del lavoratore (in special modo quando il provvedimento sia stato adottato dal datore di lavoro a motivo di comportamenti così gravi da impedire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro).

 

Fermo restando quanto sopra, e avendo in considerazione il fatto che la tempestività dell’esercizio del potere sanzionatorio da parte del datore di lavoro deve essere intesa in senso relativo (valutando, ad esempio, il tempo occorso per l’accertamento del fatto da parte del datore di lavoro così come la complessità della struttura organizzativa), una tardiva contestazione preclude la possibilità di legittimo esercizio del potere disciplinare e la conseguente invalidità del provvedimento sanzionatorio (anche quando rispetto alla condotta sanzionata dal datore di lavoro sia pure accertata la responsabilità penale del lavoratore).