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POSTATO DA Arlati Ghislandi
L’omesso versamento della contribuzione obbligatoria potrebbe non costituire reato
03
set
2019

Per il dominante orientamento giurisprudenziale, il reato di omissione del versamento dei contributi obbligatori di previdenza e assistenza da parte del datore di lavoro non si configura nella sola accertata ipotesi in cui lo stesso versi nell’impossibilità assoluta ad adempiervi.

 

La Corte di Cassazione ha escluso che l’omesso versamento della contribuzione obbligatoria costituisca reato quando il datore di lavoro non abbia potuto adempiervi in ragione di una assoluta impossibilità (sentenza 21 agosto 2019, n. 36278 e sentenza 26 agosto 2019, n. 36421).

 

L’omesso versamento della contribuzione obbligatoria da parte del datore di lavoro per un importo superiore a 10 mila euro annui integra il reato di cui all’articolo 2, comma 1 bis del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, punibile a titolo di dolo generico (è sufficiente la coscienza e volontà di non versare i contributi previdenziali), non essendo richiesto il perseguimento dello specifico fine di evasione contributiva.

 

Il reato sussiste anche quando il datore di lavoro, versante in una situazione di difficoltà economica (non assoluta), abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa, omettendo il versamento dei contributi.

 

Il datore di lavoro ha l’onere ‘di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere prima al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare’.

 

Il reato non sussiste quando sia accertata l’impossibilità assoluta da parte del datore di lavoro ad adempiere l’obbligazione tributaria, ricorrente quando questi non abbia la possibilità di compiere scelte alternative.

 

In particolare, il reato non sussiste allorché:

-        la crisi economica che ha investito l’azienda non è imputabile al datore di lavoro;

-        non sia stato possibile per il datore di lavoro reperire risorse idonee, anche tramite l’attuazione di manovre sfavorevoli per il proprio patrimonio personale, dirette a recuperare le somme necessarie ad assolvere il debito contributivo.

 

Di seguito, l’elenco degli indici sintomatici della configurabilità del reato in esame ad oggi individuati dalla giurisprudenza:

-        la corresponsione degli stipendi;

-        il pagamento di fornitori e banche;

-        l’aver dismesso beni personali;

-        il numero dei clienti del datore di lavoro e il loro stato finanziario.