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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Lavoratori impatriati: condizioni di applicabilità del regime fiscale speciale
16
ott
2018

 Una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate precisa come il regime fiscale speciale trovi applicazione nei confronti del lavoratore ‘impatriato’ che abbia svolto un periodo di lavoro all’estero per almeno ventiquattro mesi, risultando residente all’estero per almeno due periodi d’imposta

 

Con risoluzione 11 ottobre 2011, n. 32, l’Agenzia delle Entrate è nuovamente tornata a pronunciarsi sul regime fiscale speciale per  lavoratori ‘impatriati’ (articolo 16, comma 2 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147), precisando che il lavoratore ha titolo ad accedere a detto regime di favore a condizione che sia un cittadino dell’Unione europea:

a)       in possesso di un titolo di laurea ed abbia svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;

b)      che abbia svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

 

Con riguardo all’ipotesi di cui alla lettera a), l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato come la normativa vigente non indichi ‘espressamente un periodo minimo di residenza estera’. Con risoluzione 7 luglio 2018, n. 51, la stessa Agenzia ha ritenuto di dover interpretare la richiamata disposizione nel senso che il requisito della residenza all’estero deve essere accertato per almeno due periodi di imposta , costituendo questo ‘il periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e a consentire, pertanto, l’accesso al regime agevolato’.

 

Per quanto concerne la residenza fiscale, si consideri che è residente in Italia la persona fisica che:

-        per almeno 183 giorni risulti iscritta nell’anagrafe della popolazione residente;

-        abbia nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile (cioè il centro principale dei propri affari e interessi o la dimora abituale).

 

Tali condizioni, da verificare con riferimento a ciascuno specifico caso, sono alternative e, quindi, la sussistenza di una sola di queste implica che il soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia (determinando, quindi, l’inapplicabilità del regime fiscale speciale).