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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Lavoro all’estero in uno Stato convenzionato - Calcolo della contribuzione di previdenza sulla retribuzione effettivamente corrisposta al lavoratore
19
giu
2018

Una recente pronuncia della Suprema Corte stabilisce che la contribuzione che il datore di lavoro di un lavoratore distaccato in uno Stato convenzionato in materia di sicurezza sociale deve essere determinata sulla base della retribuzione effettiva e non sulla retribuzione convenzionale, a nulla valendo al riguardo il principio di armonizzazione delle basi imponibili in forza del disposto di cui all’articolo 51, comma 8-bis del TUIR.

 

Con recente sentenza 6 giugno 2016, n. 14526, la Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di unificazione delle basi imponibili previdenziale e fiscale sancito dall’articolo 6 del D.Lgs. 2 settembre 1997, n. 314 non può trovare applicazione con riferimento all’articolo 51, comma 8-bis del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), secondo il quale ‘… il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale’.

 

La Suprema Corte ha infatti escluso la compatibilità del citato articolo 51, comma 8-bis del TUIR ai fini previdenziali, in quanto il concetto di residenza non ha in materia rilievo alcuno e comporterebbe i) una ingiustificata disparità di trattamento tra i lavoratori occupati all’estero per periodi inferiori ovvero superiori all’anzidetto limite di 183 giorni e ii) un detrimento della posizione previdenziale del lavoratore.

 

Le disposizioni che prevedono che la contribuzione previdenziale del lavoratore distaccato presso un soggetto terzo stabilito in uno Stato non convenzionato sia calcolata sulla base di retribuzioni convenzionali trovano applicazione nel solo caso in cui lo Stato di destinazione del lavoratore non sia convenzionato con l’Italia in materia di sicurezza sociale.

 

Diversamente, cioè nell’ipotesi in cui in materia di sicurezza sociale sia vigente una convenzione tra gli Stati che deroghi il principio di territorialità, la contribuzione del lavoratore distaccato in uno Stato convenzionato non può che essere determinata sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta al lavoratore stesso; peraltro, una diversa interpretazione sarebbe posta in diretto contrasto con l’articolo 35, comma 3 della Costituzione, che tutela il lavoro italiano all’estero.

 

Secondo la Suprema Corte, l’articolo 51, comma 8-bis del TUIR ‘opera esclusivamente ai fini fiscali, e non incide sulla determinazione della base imponibile a fini contributivi per i lavoratori italiani che lavorano all’estero’.