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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Lavoro irregolare e retribuzione non tracciabile - Sanzioni
13
nov
2018

Nel caso di ricorso al lavoro irregolare, l’organo ispettivo irroga anche la sanzione amministrativa prevista nel caso di corresponsione della retribuzione in violazione delle disposizioni vigenti in tema di tracciabilità, solo quando il pagamento illecito sia stato effettivamente accertato.

 

Con nota 9 novembre 2018, n. 9294, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha precisato che quando sia accertato il ricorso al lavoro irregolare (cioè l’impiego di un lavoratore senza preventiva comunicazione d’instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro) e concretamente riscontrato il pagamento della retribuzione secondo modalità illecite, trovano al contempo applicazione le sanzioni amministrative pecuniarie nelle misure di seguito elencate:

a)       da € 1.500,00 a € 9.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, quando l’impiego del lavoratore si sia protratto per un tempo non superiore a 30 giorni di effettivo lavoro (articolo 3, comma 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12). Come noto, la misura della sanzione è invece compresa tra:

-        € 3.000,00 e € 18.000,00 quando l’impiego abbia avuto una durata compresa tra 31 e 60 giorni di effettivo lavoro,

-        € 6.000,00 e € 36.000,00 nel caso in cui sia stato prestato lavoro irregolare per un tempo superiore a 60 giorni d’effettivo lavoro);

b)      sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra € 1.000,00 e 5.000,00 per aver corrisposto la retribuzione spettante al lavoratore irregolare secondo modalità che violano l’obbligo di tracciabilità della retribuzione (articolo 1, commi 910-914 della Legge 2017, n. 205). Secondo il Dicastero, la sanzione di cui alla presente lettera b) è irrogata solo se, si ribadisce, l’erogazione della retribuzione secondo modalità non consentite (ad esempio, per mezzo di denaro contante) sia stata effettivamente accertata. A titolo esemplificativo, detto accertamento può fondarsi su dichiarazioni concordanti o su evidenze documentali raccolte dagli organi di vigilanza durante l’attività ispettiva. ‘Peraltro, atteso che nelle ipotesi di ‘lavoro nero’ la periodicità dell’erogazione della retribuzione può non seguire l’ordinaria corresponsione mensile, in ipotesi di accertata corresponsione giornaliera della retribuzione si potrebbero configurare tanti illeciti per quante giornate di lavoro ‘in nero’ sono state effettuate’.

 

Al proposito, lo stesso Dicastero ha già avuto modo di precisare che ‘l’illecito si configura ogniqualvolta venga corrisposta la retribuzione (…) secondo la periodicità di erogazione che, di norma, avviene mensilmente’ (nota 4 luglio 2018, n. 5828).