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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Legittimo il licenziamento del lavoratore che si mette in ferie per evitare la scadenza del comporto
02
apr
2020

Il lavoratore assente per malattia non ha facoltà incondizionata di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, quale titolo della sua assenza, al fine di interrompere il decorso del periodo di comporto.
D’altro canto, il datore di lavoro, pur avendo il potere di stabilire la collocazione temporale delle ferie del lavoratore nell’arco dell’anno, è tenuto ad ‘armonizzare’ le esigenze dell’impresa con gli interessi del lavoratore (articolo 2109, comma 2 c.c.). Nell’esercizio di tale potere, il datore di lavoro deve considerare la posizione del lavoratore, ove lo stesso sia esposto al rischio della perdita del posto di lavoro a causa della scadenza del periodo di comporto.
Tuttavia, tale obbligo posto in capo al datore di lavoro non si configura nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia la possibilità di fruire e beneficiare di altre regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto di lavoro determinato dal superamento del periodo di comporto, quale, a titolo esemplificativo, il collocamento in aspettativa non retribuita.


È quindi legittimo il licenziamento del lavoratore assente per malattia che si collochi autonomamente in ferie al fine di evitare il superamento del periodo di comporto, non avvalendosi, invece, della possibilità di fruire del periodo di aspettativa previsto dal contratto collettivo.

 

(Corte di Cassazione, sentenza 27 marzo 2020, n. 7566)