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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento collettivo: genericità dei criteri di scelta individuati nell’accordo sindacale
03
gen
2019

In una procedura di licenziamento collettivo, la legittimità dei criteri di scelta dedotti nell’accordo sindacale ed impiegati in via prioritaria e alternativa rispetto a quelli legali ai fini dell’individuazione dei lavoratori da licenziare deve essere valutata in relazione allo specifico contesto produttivo nel cui ambito detti criteri devono trovare applicazione.

 

Con sentenza 10 dicembre 2018, n. 31872, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del datore di lavoro contro la sentenza che ha sancito l’illegittimità del licenziamento del lavoratore, intimato nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo. La Suprema Corte non ha condiviso l’orientamento del giudice di merito, ritenendo che, in luogo dei criteri di scelta indicati dall’articolo 5, comma 1 della Legge 23 luglio 1991, n. 223 (carichi di famiglia, anzianità ed esigenze tecnico-produttive ed organizzative), dovesse, ai fini dell’individuazione dei lavoratori da licenziare, prevalere il prioritario criterio di scelta di ‘specializzazione’ professionale dei lavoratori, concordato appositamente con le rappresentanze sindacali e formalmente dedotto nell’accordo sindacale, seppur senza ulteriori specificazioni.

 

Non avendo svolto una valutazione attenta del contesto aziendale, il giudice di merito ha per errore ritenuto eccessivamente generico e suscettibile di un impiego viziato da discrezionalità (e, quindi, illegittimo) il suddetto criterio di ‘specializzazione’ del lavoratore.  

 

E’ invece convincimento della Suprema Corte che i criteri di scelta alternativi a quelli stabiliti (in via residuale) dalla legge così come le modalità di comparazione tra i lavoratori devono essere valutati nello specifico contesto produttivo, ben potendo l’accordo sindacale contenere criteri di scelta che il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali stesse reputano più idonei ai fini di una migliore ed efficiente individuazione dei lavoratori licenziandi.

 

Nel caso di specie è stata ritenuta fondata dalla Corte la censura del datore di lavoro poiché è stata provata nel corso del giudizio l’insufficienza dei criteri legali di scelta se calati appunto nella peculiare realtà produttiva.