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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento del dirigente per ragioni organizzative
05
feb
2019

E’ insindacabile e non lede i principi di correttezza e buona fede la scelta del datore di lavoro di licenziare un dirigente alla luce di oggettive ragioni di riorganizzazione aziendale che comportino una diversa attribuzione e ripartizione delle funzioni e mansioni fino a quel momento affidategli.

 

La Corte di Cassazione ha confermato un orientamento già espresso con riguardo al licenziamento intimato ad un lavoratore con qualifica di dirigente per ragioni oggettive che afferiscono ad una più efficiente organizzazione aziendale (sentenza 10 gennaio 2019, n. 436).

 

Nel caso di specie, il lavoratore, al quale erano affidati compiti direttivi nell’ambito amministrativo e finanziario di alcune società del gruppo è stato licenziato quando, per economicità, la Società datrice di lavoro e capo-gruppo ha affidato ad un amministratore delegato le funzioni sino a quel momento affidate al lavoratore licenziato.

 

Non costituisce violazione dei principi di correttezza e buona fede la scelta discrezionale del datore di lavoro che intenda intimare il licenziamento per conseguire un risparmio dei costi; infatti, ‘il licenziamento individuale del dirigente d’azienda può fondarsi su ragioni oggettive concernenti esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere con l’impossibilità della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere particolarmente onerosa detta continuazione, dato che il principio di correttezza e buona fede, che costituisce il parametro su cui misurare la legittimità del licenziamento, deve essere coordinato con la libertà di iniziativa economica’.   

Accertata l’effettività della ragione economica, rinvenibile appunto in una diversa ripartizione delle funzioni e mansioni, l’organo giudicante non può sindacare con riferimento ai criteri di gestione aziendale sotto il profilo di opportunità.