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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento disciplinare dell’apprendista
19
giu
2020

Pur in assenza di una esplicita previsione legislativa è orientamento giurisprudenziale consolidato il riconoscimento della natura di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato del contratto di apprendistato. Infatti, l’articolo 42, comma 4 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 prevede che al termine del periodo di apprendistato ciascuna delle parti possa recedere dal contratto dandone preavviso all’altra, ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile; detto articolo trova applicazione con esclusivo riferimento ai rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

 

Un recente orientamento giurisprudenziale prevede altresì l’applicazione dell’articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300  in caso di licenziamento disciplinare dell’apprendista, in quanto lo svolgersi di un procedimento di garanzia è ‘essenziale presupposto delle sanzioni disciplinari’ poiché l’esercizio del potere disciplinare, in qualsiasi rapporto di lavoro, ‘non è un mero processo interiore ed interno a chi tale potere esercita ma implica il coinvolgimento di chi versa nella situazione di soggezione, il quale (…) deve poter addurre in tempi ragionevoli giustificazioni a sua difesa’.

 

Fatta salva la facoltà del datore di lavoro (e del lavoratore) di recedere ad nutum al termine del periodo di formazione, durante lo svolgimento del periodo di apprendistato, il datore di lavoro che contesti un inadempimento all’apprendista è tenuto necessariamente a rispettare quanto previsto dal citato articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300.  

La giurisprudenza aveva riconosciuto le medesime garanzie anche ai dirigenti, essendo detto articolo 7 ‘espressione di un principio di generale garanzia fondamentale, a tutela di tutte le ipotesi di licenziamento disciplinare’.

 

Il licenziamento determinato da una condotta colposa o comunque manchevole del lavoratore, indipendentemente dalla sua eventuale inclusione tra le misure disciplinari previste dallo specifico regime del rapporto, deve essere considerato di natura disciplinare.

 

(Corte di Cassazione, sentenza 3 febbraio 2020, n. 2365)