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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento disciplinare per smodato accesso a siti internet estranei all’attività di lavoro
12
feb
2019

E’ legittimo il licenziamento intimato ad un lavoratore che durante l’orario di lavoro abbia, per un esteso lasso temporale e rilevante durata, effettuato ripetuti accessi a siti internet estranei all’attività di lavoro e che, richiedendo l’impiego di password personali, sono certamente imputabili al lavoratore stesso.

 

Con sentenza 1° febbraio 2019, n. 3133, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore licenziato per aver effettuato, nell’arco di 18 mesi, circa 6mila accessi a siti internet estranei all’ambito lavorativo; di questi, circa 4.500 sono risultati essere accessi alla pagina personale di Facebook, per la quale, come noto, è necessario poter disporre di una password personale.

 

Secondo il giudice di merito, il fenomeno descritto - che è stato ponderato sia alla luce del numero di accessi che della durata degli accessi stessi - giustificava il licenziamento del lavoratore in quanto contrastante con l’etica comune e idoneo a incrinare irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro.   

 

Al riguardo, si consideri come l’accesso alla cronologia del personal computer affidato al lavoratore al fine di determinare con precisione l’entità della violazione posta a fondamento del provvedimento disciplinare non costituisce di per sé una violazione delle disposizioni vigenti in materia di trattamento dei dati personali, essendo ammesso un controllo posto in essere dal datore di lavoro dopo l’attuazione del comportamento addebitato al lavoratore, quando cioè si siano resi evidenti elementi tali da rendere opportuna un’indagine retrospettiva che prescinde dalla pura e semplice sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa, ma mira a accertare la violazione di fondamentali doveri di diligenza del lavoratore (Corte Cassazione, sentenza 28 maggio 2018, n. 13266).