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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento irrogato sulla base di prove documentali raccolte da un investigatore privato
09
apr
2018

Fermo restando quanto disposto dagli articoli 2 e 3 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 rispettivamente in materia di ‘guardie giurate’ e ‘personale di vigilanza’, il datore di lavoro può avvalersi di un’agenzia investigativa, a condizione che l’intervento di questa non si concretizzi nella vigilanza dell’attività lavorativa. Il ricorso ad un investigatore è ammesso per l’accertamento di eventuali condotte illecite del lavoratore quando la prestazione di lavoro debba essere resa in un luogo pubblico o, più in generale, quando possa essere liberamente accertata anche da un terzo.

Nel caso giudicato dalla Suprema Corte con sentenza 4 aprile 2018, n. 8373, il controllo svolto da un investigatore al di fuori della struttura aziendale non era neppure rivolto a verificare le modalità di adempimento della prestazione lavorativa, in quanto il lavoratore, chiamato a svolgere la propria attività al di fuori delle pertinenze aziendali, non aveva in realtà mai dato inizio all’attività di lavoro.

Il fatto che l’investigatore abbia controllato di nascosto il lavoratore al di fuori delle pertinenze aziendali non costituisce una violazione del principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro né del disposto di cui all’articolo 4 della citata Legge 20 maggio 1970, n. 300 in materia di controllo a distanza.