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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento: la manifesta insussistenza del fatto accertata anche con riferimento al repechage
28
giu
2018

L’applicazione della tutela reintegratoria prevista nel caso in cui il fatto posto a fondamento del licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia manifestamente infondato implica l’estensione dell’accertamento del presupposto della ‘manifesta insussistenza’ anche all’impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore.

 

Con sentenza 25 giugno 2016, n. 16702, la Corte di Cassazione ha ritenuto di non dover seguire l’interpretazione che il giudice di merito ha dato in ordine all’articolo 18, comma 7 della Legge 20 maggio 1970, ai sensi del quale la tutela reintegratoria trova applicazione nell’ipotesi in cui sia accertata la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

 

In primis, la Suprema Corte ha precisato che è erroneo equiparare la ritenuta carenza di prova in ordine alle ragioni oggettive poste a base del licenziamento con la manifesta insussistenza delle stesse.

 

Inoltre, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, il carattere di ‘manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento’ concerne al contempo:

a)       le ragioni afferenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di questa e

b)      l’impossibilità di collocare in altro modo il lavoratore (repechage).

 

Dunque, ferma restando la necessità che la ponderazione dei presupposti di cui alle precedenti lettere a) e b) sia effettuata congiuntamente, il giudice riscontrerà ‘la manifesta insussistenza’ del licenziamento quando l’assenza di questi risulti chiara, evidente e facilmente verificabile sul piano probatorio.