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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Licenziamento per ‘scarso rendimento’
12
lug
2018

Una recente pronuncia della Suprema Corte ha ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore irrogato a seguito dell’adozione di tre provvedimenti disciplinari adottati a motivo di una ripetuta, negligente e volutamente lenta esecuzione delle lavorazioni a cui il lavoratore stesso era destinato.

 

Con sentenza 5 luglio 2018, n. 17685, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore licenziato a seguito di tre provvedimenti di sospensione legittimamente adottati dal datore di lavoro a conclusione dei rispettivi procedimenti disciplinari per aver dato esecuzione alle lavorazione affidategli in un tempo notevolmente superiore rispetto al tempo in genere richiesto da un operaio con esperienza analoga.

 

Gli articoli 9 e 10 del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dalle industrie metalmeccaniche private, che trovava applicazione al caso di specie, prevedono rispettivamente che il datore di lavoro possa i) adottare il provvedimento dell’ammonizione scritta, della multa o della sospensione nel caso in cui il lavoratore ‘esegua negligentemente o con voluta lentezza il lavoro affidatogli’ e ii) irrogare il licenziamento (con preavviso) nel caso in cui detta violazione sia ripetuta (in tal caso deve essere accertata la sussistenza dell’elemento della recidiva).

 

La Suprema Corte ha altresì ritenuto che le misure adottate ai fini dell’accertamento e della ponderazione dello ‘scarso rendimento’ del lavoratore non hanno costituito violazione alcuna del disposto di cui all’articolo 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, dal momento che il datore di lavoro ha fatto ricorso ad apparecchiature di controllo impiegate per esigenze organizzative e produttive dalle quali non poteva derivare la possibilità di alcuna forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa né poteva essere compromessa la dignità e la riservatezza dei lavoratori.