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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Malattia professionale e responsabilità del datore di lavoro
15
giu
2020

Secondo un consolidato principio giurisprudenziale, la responsabilità del datore di lavoro per la mancata adozione di misure idonee atte a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori discende da specifiche disposizioni di legge ovvero, nell’ipotesi in cui queste non siano rinvenibili, della previsione di carattere generale di cui all’articolo 2087 del codice civile. Tale norma è infatti estensibile a situazioni ancora non espressamente disciplinate dal legislatore ed impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica dei lavoratori, in relazione alla particolarità del lavoro svolto dagli stessi.

 

Tuttavia, l’eventuale riconoscimento della malattia professionale del lavoratore non determina automaticamente anche il riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile. Infatti, incombe sul lavoratore l’onere di provare l’inadempimento del datore di lavoro in materia prevenzionistica ed il nesso di causalità tra l’inadempimento e l’insorgenza della malattia medesima.

 

Nella specifica ipotesi in cui il lavoratore non produca il certificato medico comprovante la malattia e la dipendenza causale della stessa in relazione al lavoro svolto, appare evidente che il datore di lavoro non può essere ritenuto responsabile ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile.

 

(Corte di Cassazione, ordinanza 1° giugno 2020, n. 10404)