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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Natura retributiva dell’indebita trattenuta operata dal sostituto d’imposta a titolo di ritenute fiscali
19
ago
2019

La Suprema Corte ha stabilito che il credito vantato dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro per le somme indebitamente trattenute sullo stipendio a titolo di ritenute fiscali ha natura retributiva.

 

Con ordinanza del 28 maggio 2019, n. 14502 la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che sul datore di lavoro grava l’obbligo di restituire al lavoratore le somme trattenute sullo stipendio a titolo di ritenute fiscali, ma non versate, con correlativa corresponsione degli interessi e rivalutazione delle quote di retribuzione corrisposte in ritardo.

 

Come è noto, in qualità di sostituto d’imposta, il datore di lavoro svolge funzioni sostanzialmente di ‘esattore dell’amministrazione finanziaria versando direttamente a questa ultima gli acconti d’imposta per conto del contribuente sostituito’, provvedendo ad adempiere ad un’obbligazione altrui. L’obbligato principale nei confronti del Fisco resta sempre il percettore del reddito, indipendentemente dal fatto che l’esazione del tributo avvenga (in tutto o in parte) mediante il sistema della ritenuta alla fonte.

 

Pertanto, ove intervengano meccanismi di definizione agevolata della posizione fiscale, ‘da un lato, è il sostituìto (id est: il lavoratore) il principale beneficiario della stessa, dall’altro, il sostituto (id est: il datore di lavoro), non più tenuto a versare al Fisco, in ragione del medesimo meccanismo di definizione agevolata, le somme trattenute, deve restituirle al lavoratore, non avendo più idoneo e valido titolo giuridico per trattenere il residuo’.

 

Inoltre, il credito restitutorio (in riferimento alle trattenute mensili operate dal datore di lavoro sulla retribuzione del lavoratore) matura, anche con riferimento ad interessi e rivalutazione, dal momento in cui sono state operate dette trattenute e non dal perfezionamento della definizione agevolata (articolo 2033 del codice civile e articolo 429 del codice di procedura civile).