21 settembre 2018 - TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di Agosto 201817 settembre 2018 - Crollo ponte Morandi: il MEF sospende gli adempimenti tributari06 settembre 2018 - Privacy: pubblicato in GU il decreto attuativo del GDPR24 agosto 2018 - Ministero del lavoro: rivalutate le prestazioni economiche per danno biologico da Luglio 201821 agosto 2018 - INAIL: rivalutazione dell'assegno di incollocabilità dal 1°Luglio 201803 agosto 2018 - INL/Regione Lazio: sottoscritto un protocollo su monitoraggio e verifica dei tirocini25 luglio 2018 - Applicabilità ai lavoratori autonomi del principio di ‘sterilizzazione’ dei contributi ‘dannosi’ 02 luglio 2018 - 31 luglio 2018: scade il CCNL Commercio Confcommercio

POSTATO DA Arlati Ghislandi
Nullità del licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato prima della sua scadenza
04
lug
2018

La Suprema Corte a Sezioni Unite ha stabilito, al fine di comporre un contrasto giurisprudenziale, il principio di diritto secondo il quale è nullo il licenziamento intimato al lavoratore per le assenze per malattia prima del superamento del periodo di comporto.

 

Con sentenza 22 maggio 2018, n. 12568, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha composto l’incoerenza di indirizzi giurisprudenziali formatisi con riferimento al licenziamento per superamento del periodo di comporto.

 

E’ confermato l’orientamento secondo il quale il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, non riconducile al licenziamento per giusta causa o giustificato motivo. Infatti, tale tipologia di licenziamento non è ascrivibile ad alcun inadempimento del lavoratore né trova fondamento in un’incompatibilità tra le assenze del lavoratore e l’assetto organizzativo o tecnico-produttivo dell’impresa.

 

Secondo la Corte di Cassazione, il licenziamento per superamento del periodo di comporto può essere irrogato, in osservanza delle disposizioni previste dal contratto collettivo di lavoro applicato, solo dopo la scadenza di detto periodo; diversamente, il licenziamento non è inefficace, ma nullo, data la natura imperativa del disposto di cui all’articolo 2110 del codice civile, secondo il quale il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto decorso appunto il periodo di comporto.

 

Resta ferma la possibilità per il datore di lavoro di recedere non appena sia scaduto il periodo di comporto anche prima del rientro del lavoratore; comunque, ‘il datore di lavoro ha altresì facoltà di attendere tale rientro per sperimentare in concreto se residuino o meno margini di riutilizzo del lavoratore all’interno dell’assetto organizzativo, se del caso mutato, dell’azienda’.

 

L’inerzia del datore di lavoro nell’intimare il licenziamento può avere rilievo ai fini della legittimità del licenziamento stesso solo a decorrere dal rientro del lavoratore.

 

Giusto quanto sopra, in caso di nullità del licenziamento, trova applicazione l’articolo 18, comma 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 che prevede la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e il pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione (tale indennità non può esser superiore a dodici mensilità).

 

Nel caso in cui al lavoratore sia applicabile il regime in materia di licenziamento di cui al D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23, si ritiene condivisibile, in carenza di un orientamento giurisprudenziale, l’orientamento dottrinale che considera applicabile all’accertata nullità del licenziamento per superamento del periodo di comporto il disposto di cui all’articolo 2, comma 1 del citato decreto legislativo, ai sensi del quale il giudice dispone la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al risarcimento del danno subito dal lavoratore (che non può essere in ogni caso inferiore a cinque mensilità dell’ultima retribuzione utile per il calcolo del trattamento di fine rapporto).