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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Nullità o inefficacia del licenziamento – Applicazione delle sanzioni civili in materia di previdenza
22
mar
2019

Ove sia disposta per sentenza la reintegrazione di un lavoratore illegittimamente licenziato, le sanzioni civili per omissione contributiva sono dovute nel solo caso di nullità o inefficacia del licenziamento. Non è irrogata alcuna sanzione nell’ipotesi di annullamento del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo.

 

Con sentenza 24 gennaio 2019, n. 2019, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del datore di lavoro che ha proposto opposizione alla cartella esattoriale dell’Istituto di previdenza che ha intimato il pagamento di interessi di mora e somme aggiuntive per il ritardato pagamento dei contributi di previdenza e assistenza dovuti a seguito della sentenza di annullamento del licenziamento di un lavoratore (e conseguente sua reintegrazione).

 

Confermando un proprio consolidato orientamento (Corte Cassazione Sezioni Unite, sentenza 18 settembre 2014, n. 19665), la Suprema Corte ha ribadito come al fine di accertare se trattasi di ritardato pagamento degli oneri di previdenza (e se, dunque, debbano trovare applicazione le sanzioni contemplate dall’ordinamento in materia di previdenza) sia necessario distinguere le ipotesi in cui la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro discenda da un giudizio:

a)       di nullità o inefficacia del licenziamento o

b)      di annullabilità del licenziamento stesso, se privo di giusta causa o giustificato motivo.

 

Nell’ipotesi di cui alla lettera a), oltre che ricostruire la posizione contributiva del lavoratore, il datore di lavoro è tenuto al versamento delle sanzioni civili per omissione contributiva ai sensi dell’articolo 116, comma 8, lettera a) della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, per effetto del quale il mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare sia rilevabile dalle denunce o dalle registrazioni obbligatorie, comporta il pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti (in ogni caso, la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge).

 

Nel caso di cui alla lettera b), il datore di lavoro non è soggetto ad alcuna sanzione, ‘fermo che, per il periodo successivo all’ordine di reintegra, sussiste l’obbligo di versare i contributi periodici, oltre al montante degli arretrati, sicché riprende vigore la disciplina ordinaria dell’omissione e dell’evasione contributiva’.