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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Obbligo di repechage e valutazione dell’eccessiva onerosità degli adattamenti organizzativi
05
feb
2020

Nel caso di sopravvenuta inidoneità alla prestazione del lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a valutare l’esistenza di postazioni di lavoro libere che siano a lui adatte e a realizzare gli opportuni adattamenti organizzativi, ferma restando l’intangibilità delle politiche organizzative datoriali.

 

Nell’ipotesi di licenziamento di un lavoratore per inidoneità fisica sopravvenuta, l’obbligo di repechage posto in capo al datore di lavoro si intende assolto quando sia provata l’inesistenza di posizioni lavorative libere e compatibili con lo stato di salute residuale del lavoratore.

 

Dunque, il datore di lavoro non è tenuto a dar prova dell’inesistenza di ‘prestazioni’ lavorative nell’ambito dell’impresa compatibili con le residue capacità lavorative; sul datore di lavoro non incombe infatti l’obbligo di mantenere il lavoratore in servizio ‘attribuendogli mansioni compatibili con le residue — ovviamente inferiori — capacità lavorative, quando ciò comporti una modificazione dell’assetto organizzativo dell’impresa’.

 

Il lavoratore licenziando ha il diritto di essere collocato in altra posizione aziendale, purché trattasi di mansioni equipollenti od anche inferiori (ove il lavoratore stesso acconsenta in tal senso), ma solo limitatamente a posizioni che risultino effettivamente ‘scoperte’. L’impossibilità di repechage è pertanto dimostrata quando dall’organigramma aziendale prodotto si evinca che le postazioni di lavoro sono stabilmente occupate e che non risultano esservi postazioni vacanti nelle quali ricollocare il lavoratore licenziando.  

 

Al riguardo, si consideri che al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, il datore di lavoro è altresì tenuto ad adottare ‘accomodamenti ragionevoli’ nei luoghi di lavoro, affinché al lavoratore con disabilità sia garantita la piena eguaglianza con gli altri lavoratori; quanto sopra, a condizione che detti adattamenti comportino un onere finanziario proporzionato alle dimensioni e alle caratteristiche dell’impresa e siano attuabili nel rispetto delle condizioni di lavoro dei colleghi dell’invalido (articolo 3, comma 3-bis del D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216).

 

La valutazione riguardante la ‘ragionevolezza’ degli adattamenti che il datore di lavoro è tenuto ad apportare deve muovere dalla ‘sostanziale intangibilità dell’organizzazione del lavoro’ decisa dall’imprenditore stesso; è quindi necessario trovare una soluzione bilanciata tra il diritto dell’imprenditore ad organizzare l’impresa determinandone gli equilibri finanziari e il diritto del lavoratore disabile a non essere discriminato.

 

L’eventuale illegittimità di un licenziamento può essere sancita a condizione che l’organo giudicante abbia accertato la proporzionalità e la non eccessività delle misure di adattamento necessarie sia con riferimento all’organizzazione aziendale che con riguardo agli altri lavoratori.

 

Corte Cassazione, sentenza 19 dicembre 2019, n. 34132