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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Patto di prova e risarcimento del danno
19
dic
2018

L’adibizione del lavoratore a mansioni diverse da quelle dedotte nel contratto di lavoro durante il periodo di prova non determina l’automatica applicazione delle norme in materia di licenziamento individuale, ma può comportare la richiesta di risarcimento del danno quando la prova non possa più essere esperita.

 

Con sentenza 3 dicembre 2018, n. 31159, la Corte di Cassazione ha ribadito un proprio risalente e consolidato orientamento con riferimento agli effetti giuridici derivanti dalla non corretta esecuzione del patto di prova validamente dedotto nel contratto individuale di lavoro, stabilendo che il ‘vizio funzionale’ inerente al patto di prova (cioè un’esecuzione del patto non aderente a quanto concordato tra le parti) non determina automaticamente la conversione del rapporto instaurato in un rapporto a tempo indeterminato. Infatti, come per ogni altro inadempimento, il lavoratore può avanzare nel caso di specie la richiesta i) di esecuzione del patto (cioè chiedere che la prova sia effettivamente svolta, ove ancora possibile) ovvero ii) di risarcimento del danno.

 

Pertanto, l’adibizione del lavoratore a mansioni non radicalmente diverse da quelle previste dal patto di prova validamente inserito nel contratto individuale di lavoro costituisce al più un elemento in base al quale poter dimostrare che la ragione della risoluzione è estranea all’esperimento della prova, ma non può comportare di per sé l’applicazione delle norme in materia di licenziamento individuale di cui alla Legge 15 luglio 1966, n. 604 e all’articolo 18 della Legge 20 maggio 1970, n. 300.

 

Infatti, la dichiarazione di illegittimità del recesso nel periodo di prova non implica necessariamente che il rapporto di lavoro ‘debba essere ormai considerato come stabilmente costituito.

 

Diversamente, le richiamate norme in materia di licenziamento individuale trovano automatica applicazione ogni qual volta il datore di lavoro receda dal rapporto di lavoro in costanza di un invalido periodo di prova (trattasi delle ipotesi di ‘nullità genetica del patto) o quando il recesso sia fondato su un motivo illecito.

 

La disciplina del licenziamento individuale trova applicazione quando, ad esempio, il patto di prova non sia stato formalmente dedotto nel contratto individuale di lavoro o sia stato formalizzato successivamente all’inizio del rapporto di lavoro stesso, così come nel caso di mancata specificazione delle mansioni affidate al lavoratore o di svolgimento del patto nell’ipotesi di successione di contratti di lavoro.