21 ottobre 2019 - Compilazione e controllo del modello 770/2019: aggiornato il software14 agosto 2019 - FONDO EST: proroga del versamento di Agosto25 luglio 2019 - CCNL Dirigenti commercio: prorogata la scadenza al 31 dicembre 201915 luglio 2019 - Diritto dovere di istruzione e formazione: risorse finanziarie per Campania, Umbria e Veneto19 giugno 2019 - Ccnl Terziario: scadenza prorogata a dicembre 201918 giugno 2019 - CCNL Metalmeccanica – piccola e media industria (confapi): nuovi minimi retributivi da giugno 201913 giugno 2019 - TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di Ottobre 2019

POSTATO DA Arlati Ghislandi
Pensionamento anticipato per demansionamento: risarcibilità del danno patrimoniale
03
ott
2019

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione conferma il diritto del lavoratore al risarcimento del danno patrimoniale derivante dal costo da questi sostenuto per anticipare l’accesso alla pensione, per la quale ha optato al fine di far cessare la situazione di degrado professionale determinato dal datore di lavoro.

 

Con sentenza 23 luglio 2019, n. 19923, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto di risarcimento del danno patrimoniale del lavoratore commisurato ai costi da questo sostenuti per accedere anticipatamente alla pensione ‘per porre fine alla situazione di degrado professionale alla quale l’azienda lo aveva sottoposto nonostante le reiterate richieste di adeguata ricollocazione nell’organigramma’.

 

Accertata la sussistenza di un prolungato demansionamento sia sul piano qualitativo che quantitativo, il lavoratore aveva presentato domanda (a titolo oneroso) di riscatto del corso universitario di studi al fine di raggiungere anticipatamente i requisiti di anzianità contributiva e accedere al trattamento di pensione.

 

La Suprema Corte ha riconosciuto la coerenza e logicità dell’operato del giudice di merito, precisando che la somma attribuita al lavoratore a titolo di risarcimento rifonde sia i) il danno all’immagine che ii) ‘la lesione della dignità personale e la frustrazione per la lenta e progressiva emarginazione’. Dette forme di pregiudizio non costituiscono una duplicazione e devono intendersi concettualmente distinte sebbene accomunate dalla lesione del medesimo diritto del lavoratore nella prospettiva della rilevanza che la Carta costituzionale attribuisce alla persona nella sua unitarietà.

 

Più in generale, l’entità del danno patrimoniale può essere determinato dal giudice, anche in via equitativa, alla luce di elementi di fatto quali i) la professionalità del lavoratore, ii) la durata del demansionamento; iii) l’esito finale della dequalificazione e iv) altre e diverse circostanze del caso concreto.