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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Reintegra dopo un anno: indennità risarcitoria pari a 12 mensilità
23
ott
2019

In caso di annullamento di un licenziamento intervenuto a distanza di più di un anno dalla sua intimazione, al giudice non è riconosciuta la facoltà di definire discrezionalmente la misura dell’indennità risarcitoria spettante al lavoratore.

 

Con sentenza del 13 settembre 2019, n. 22929, la Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice non può determinare l’indennità risarcitoria dovuta al lavoratore in caso di annullamento del licenziamento in misura inferiore a 12 mensilità nel caso in cui l’intervallo non lavorato fra il licenziamento e la reintegrazione sia superiore ad un’annualità.

 

Nell’ambito dell’annullamento dell’illegittimo licenziamento intimato dal datore di lavoro al lavoratore, la disciplina di cui all’articolo 18, comma 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 prevede, oltre alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, il pagamento di un’indennità risarcitoria ‘commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto del lavoratore dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione’, dedotti:

-        l’aliunde perceptum (cioè quanto il lavoratore ha percepito, durante il periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative) e

-        l’aliunde percipiendum (ossia quanto il lavoratore avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione).

 

La norma stabilisce che, in ogni caso, ‘la misura dell’indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto’.

 

Secondo la Suprema Corte, il limite di 12 mensilità non attribuisce al giudice un potere discrezionale ai fini della determinazione dell’indennità. Infatti, è convincimento della Corte che non possa essere liquidato al lavoratore un risarcimento in misura minore a 12 mensilità nell’ipotesi in cui sia decorso più di un anno fra l’intimazione dell’illegittimo provvedimento espulsivo e la data del provvedimento giudiziale di reintegrazione.

 

In sostanza, il fatto che la misura dell’indennità non può essere superiore a dodici mensilità trova la sua unica ratio nel contenere gli eventuali gravosi effetti economici che potrebbero incidere sul patrimonio del datore di lavoro nel caso in cui la reintegrazione del lavoratore avvenga dopo un anno dal suo licenziamento, anche ‘in ragione di sviluppi ed eventi non addebitabili al datore o comunque non rientranti nella accertata illegittimità della sua condotta’.