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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Reintegrazione del lavoratore licenziato per insussistenza del fatto contestato
28
giu
2019

E’ consolidato il principio di diritto secondo il quale il licenziamento intimato al lavoratore è illegittimo quando sia rilevata l’insussistenza del fatto materiale contestato, ricorrente non solo quando il fatto non si sia verificato, ma anche nell’ipotesi in cui il fatto, seppure materialmente accaduto, non abbia rilievo disciplinare.

 

Con sentenza 8 maggio 2019, n. 12174, la Corte di Cassazione ha consolidato l’orientamento secondo il quale è ritenuto illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore sulla base di un fatto che, sebbene sia materialmente accaduto, non abbia rilievo (giuridico) alcuno sul piano disciplinare e risulti dunque privo del carattere di illiceità sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo (non potendo essere il fatto contestato stesso imputabile alla condotta del lavoratore).

 

Come noto, l’articolo 3, comma 2 del D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 stabilisce, con riferimento ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato successivamente al 6 marzo 2015, che nelle sole ‘ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un’indennità risarcitoria’.

 

Dunque, per la Suprema Corte l’insussistenza del fatto contestato ‘comprende anche l’ipotesi del fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità o rilevanza giuridica e quindi il fatto sostanzialmente inapprezzabile sotto il profilo disciplinare, oltre che il fatto non imputabile al lavoratore’; da qui discende l’assoluta sovrapponibilità elaborata sul piano giurisprudenziale delle ipotesi di condotte materialmente inesistenti con quelle di condotta che non costituisca inadempimento degli obblighi contrattuali (e quindi fonte di responsabilità) o che, si ribadisce, non sia imputabile al lavoratore stesso.

 

D’altra parte, ‘al fatto accaduto, ma disciplinarmente del tutto irrilevante, non può logicamente riservarsi un trattamento sanzionatorio diverso da quello previsto per le ipotesi in cui il fatto non sia stato commesso’.