14 agosto 2019 - FONDO EST: proroga del versamento di Agosto25 luglio 2019 - CCNL Dirigenti commercio: prorogata la scadenza al 31 dicembre 201915 luglio 2019 - Diritto dovere di istruzione e formazione: risorse finanziarie per Campania, Umbria e Veneto19 giugno 2019 - Ccnl Terziario: scadenza prorogata a dicembre 201918 giugno 2019 - CCNL Metalmeccanica – piccola e media industria (confapi): nuovi minimi retributivi da giugno 201915 luglio 2019 - Diritto dovere di istruzione e formazione: risorse finanziarie per Campania, Umbria e Veneto13 giugno 2019 - TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di Luglio 2019

POSTATO DA Arlati Ghislandi
Rifiuto della trasferta e legittimità del licenziamento
06
apr
2018

Con sentenza 20 marzo 2018, n. 6896, la Suprema Corte ha giudicato legittimo il licenziamento irrogato al lavoratore che abbia ingiustificatamente opposto al datore di lavoro un rifiuto sistematico a rendere la prestazione lavorativa in trasferta.

Ciò nonostante nel contratto individuale di lavoro fosse stata dedotta un’apposita clausola mediante la quale si stabiliva l’obbligo per il lavoratore stesso di svolgere l’attività di lavoro in trasferta ove questa fosse stata disposta (unilateralmente) dal datore di lavoro per esigenze organizzative e produttive.

Infatti, avendo reso il lavoratore la propria disponibilità alla trasferta già in sede di stipulazione del contratto di lavoro, tale previsione costituiva elemento essenziale della prestazione.

L’ingiustificato e reiterato rifiuto di lavorare in trasferta costituisce dunque una grave violazione delle disposizioni impartite dal datore di lavoro ed è certamente lesiva del vincolo fiduciario in misura così grave da consentire al datore di lavoro l’adozione del provvedimento estromissivo.