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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Subordinazione – L’insufficienza del controllo del risultato
11
ott
2021

Ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro subordinato è essenziale che il potere direttivo del datore di lavoro sia esercitato con riguardo alle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, non essendo sufficiente il solo controllo del risultato della stessa.

 

In altri termini, la subordinazione deve intendersi come ‘vincolo di carattere personale che assoggetta il lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro’; detto potere eterodirettivo ‘inerisce alle intrinseche modalità di volgimento delle prestazioni lavorative e non già soltanto al loro risultato’.

 

Hanno invece carattere sussidiario e meramente indiziario altri e diversi elementi tipici del rapporto di lavoro subordinato, quali, a titolo esemplificativo:

-        la collaborazione;

-        l’osservanza di un orario determinato;

-        la continuità della prestazione lavorativa;

-        l’inserimento della prestazione di lavoro all’interno dell’organizzazione aziendale e il coordinamento con l’attività imprenditoriale;

-        l’assenza di rischio per il lavoratore;

-        la forma della retribuzione.

Detti elementi – sebbene non abbiano valore decisivo ai fini della qualificazione del rapporto – possono essere valutati globalmente come indizi della subordinazione quando ‘non ne sia agevole l’apprezzamento diretto a causa di peculiarità delle mansioni’.

 

Nel caso in cui il lavoratore debba rispondere al datore di lavoro solo in ordine ai risultati conseguiti, potendo svolgere la relativa prestazione con ‘margini di autonomia, senza ingerenze da parte di alcuno in sede di controllo della prestazione o disciplinare’, non è possibile qualificare il rapporto di lavoro come subordinato.

 

 

(Corte di Cassazione, ordinanza 2 settembre 2021, n. 23816)

(Corte di Cassazione Sezioni Unite, sentenza 30 giugno 1999, n. 379)