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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Trasferimento del lavoratore che fruisce di permessi ex ‘104/92’
07
gen
2020

Ove non arrechi una lesione consistente sul piano organizzativo, il diritto al trasferimento di un lavoratore che assiste un soggetto portatore di handicap in situazione di gravità prevale sulle esigenze datoriali anche alla luce del comportamento pregresso tenuto dal lavoratore stesso.

 

In sede di bilanciamento tra i contrapposti interessi i) del lavoratore a trasferirsi nella sede di lavoro più vicina al domicilio del soggetto assistito e portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 e ii) del datore di lavoro a organizzare gli assetti economico-aziendali, rilevano due elementi:

a)    la consistenza dell’eventuale lesione derivante dal trasferimento;

b)    il comportamento pregresso del lavoratore. In tal senso, possono essere rilevanti le seguenti circostanze:

-        aver mantenuto la propria residenza nella medesima abitazione dell’assistito e aver organizzato la propria esistenza in funzione delle necessità derivanti dallo svolgimento dell’attività di assistenza anche prima la situazione di gravità del soggetto assistito fosse certificata dalla commissione medica dell’ASL;

-        aver reso immediatamente noto al datore di lavoro la situazione di necessità;

-        aver chiesto di poter trasformare il rapporto di lavoro a tempo pieno in un contratto di lavoro part-time di tipo verticale, essendo disposto a rinunciare ad una maggiore retribuzione;

-        aver fruito di un periodo di congedo straordinario ai sensi dell’articolo 42, comma 5 del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.

 

Fermo restando quanto sopra, la domanda di trasferimento del lavoratore è meritevole di accoglimento se questi ha potuto comprovare la carenza di organico nella sede di trasferimento, dimostrando così che il proprio trasferimento non avrebbe potuto arrecare alcuna ‘lesione consistente’ alle esigenze economiche ed organizzative aziendali.