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POSTATO DA Arlati Ghislandi
Trattamento dei dati personali nell’ambito del rapporto di lavoro – Adeguamenti al GDPR
12
set
2018

Il decreto legislativo di raccordo della disciplina nazionale con le norme dettate dal GDPR in materia di privacy ha esteso espressamente al lavoro agile le garanzie già approntate al telelavoro e rafforzato il sistema di tutela dei lavoratori all’atto della raccolti dei dati personali.

 

Text: Per quanto concerne i trattamenti nell’ambito del rapporto di lavoro, a decorrere dal 19 settembre 2018, entreranno in vigore le modificazioni apportate dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101, ai sensi del quale le prescrizioni dettate dal Codice in materia di divieto di controllo a distanza e telelavoro sono estese al lavoro agile (articolo 9, comma 1, lettera e)). Pertanto, l’ordinamento prevede ora espressamente che anche al lavoro agile – modalità di esecuzione dell’attività di lavoro subordinato secondo forme di organizzazione che prescindono da precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro (con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici) – si applichino:

-        le garanzie in materia di controllo a distanza stabilite dall’articolo 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300;

-        il disposto secondo cui il datore di lavoro è tenuto ad assicurare al lavoratore il rispetto della sua personalità e libertà morale.

 

Per quanto concerne il trattamento di dati riguardanti i prestatori di lavoro, il novellato articolo 113 del Codice stabilisce che la raccolta dei dati personali deve essere effettuata in osservanza degli articoli 8 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 e 10 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, per effetto dei quali è fatto rispettivamente divieto:

 

a)    al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore;

b)    alle agenzie per il lavoro (e a qualsivoglia altro soggetto - pubblico o privato - autorizzati o accreditati) di effettuare qualsivoglia indagine o trattamento di dati o di preselezione di lavoratori in base a: i) convinzioni personali, ii) affiliazione sindacale o politica, iii) credo religioso, iv) sesso, v) orientamento sessuale, vi) stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, vii) età, viii) handicap, ix) razza (ivi compresa origine etnica, ascendenza, origine nazionale, gruppo linguistico), x) stato di salute nonché ad eventuali controversie con i precedenti datori di lavoro. Quanto detto vale a condizione che la conoscenza di tali dati personali non costituisca un requisito essenziale e non risulti determinante ai fini dello svolgimento dell’attività lavorativa. Inoltre, è vietato il trattamento di dati personali dei lavoratori che non siano strettamente attinenti alle attitudini professionali e all’inserimento lavorativo.

 

E’ opportuno evidenziare come le violazioni di cui alla lettere a) e b) rilevino sul piano penale e siano sanzionate ai sensi dell’articolo 38 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 (articolo 171 del Codice) nelle misure di seguito indicata:

 

-        salvo che il fatto non costituisca più grave reato, con l’ammenda da € 154,00 a € 1.549,00 o con l’arresto da 15 giorni ad un anno;

-        nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicate congiuntamente (in tal caso, l’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna ai sensi dell’articolo 36 del codice penale);

-        quando per le condizioni economiche del reo, l’ammenda possa presumersi inefficace (anche ove determinata nella misura massima), il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.